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Graziella cambia marcia e pedala “a bassa”

Nel dinamico panorama della birra artigianale, l’Italia ha saputo creare uno stile unico e profondamente legato al territorio: le Italian Grape Ale (IGA). Riconosciuto ufficialmente dal Beer Judge Certification Program (BJCP) nel 2015 come primo stile italiano, questo crossover nasce tradizionalmente dall’unione tra mosto di birra e mosto d’uva tramite l’impiego di lieviti ad alta fermentazione. Negli ultimi anni, però, la sperimentazione non si è fermata e ha creato le basi per un’affascinante evoluzione produttiva: il passaggio alla bassa fermentazione, che ha dato forma e nome alle Italian Grape Lager (IGL).

L’utilizzo di lieviti a bassa fermentazione e a basse temperature presenta difatti alcune interessanti opportunità nella produzione delle birre con uva o mosto d’uva. Durante la fermentazione con lieviti lager è contenuta la produzione di esteri fruttati e fenoli speziati che possono talvolta risultare invadenti, fino a ridurre l’espressione propria del vitigno. Nelle parole di alcuni produttori, una base a bassa fermentazione permette di tessere una “tela bianca” sensoriale, pulita e fragrante, perfetta per far emergere senza interferenze i delicati ed eleganti profumi varietali dell’uva. In aggiunta, la successiva maturazione a freddo favorisce la limpidezza della birra e la sua stabilità. Il risultato finale punta ad un prodotto dalla spiccata secchezza finale, con un’effervescenza che può talvolta ricordare uno spumante.

Esempio emblematico di questo filone, nonché – a memoria – uno dei primi esempi comparsi in territorio italiano – è Graziella del Birrificio 50&50 di Varese. Fin dall’etichetta, Graziella si definisce “Italian Grape Lager” ed è una birra nata con il chiaro obiettivo di “sradicare l’idea che una birra con uva debba per forza essere una birra complessa, impegnativa o da meditazione”. Al contrario, per ammissione di Elia Pina e Alberto Cataldo, soci fondatori del birrificio, Graziella nasce con l’intento di restituire alla bevuta un’armonia fatta di freschezza, raffinatezza e semplicità.

Obiettivo ampiamente raggiunto: Graziella in pochi anni, ha accumulato un palmarès europeo di primo piano, con la conquista di premi prestigiosi in concorsi come Birra dell’Anno ed European Beer Star, in più edizioni.

Scendendo nel dettaglio produttivo, possiamo dire che l’anima vinicola della birra risiede nel mosto di uva Moscato (impiegato attorno al 15% della ricetta), fornito dall’azienda piemontese Dogliotti 1870, storica cantina con sede a Castagnole delle Lanze, in provincia di Asti, tra Langhe e Monferrato.

Merita di essere raccontata la storia che ha fatto incontrare la cantina Dogliotti 1870 con il birrificio 50&50. La conoscenza con la cantina si deve ad un amico e collega birraio: Matteo “Billy” Billia. Oggi in forza al birrificio Sagrin, Matteo già nel lontano 2007 lavorava da beer firm e aveva creato la Moscatus – una delle primissime IGA italiane, quando ancora si chiamavano “birre con frutta” – utilizzando proprio il mosto di moscato della cantina astigiana. Ancora oggi la collaborazione è in essere, anche se la produzione delle Italian Grape Ale del birrificio Sagrin ha una frequenza più diradata. 

Dal punto di vista tecnico, Graziella combina una base di malto Pilsner e una fermentazione mista che impiega sia un lievito brassicolo neutro, da bassa fermentazione che un lievito di stampo enologico, aggiunti in momenti differenti del processo produttivo. L’obiettivo è di unire due mondi all’apparenza lontani; l’ispirazione del nome rimanda proprio a questo concetto e celebra la bicicletta Graziella, fatta di due parti distinte, tenute assieme e unite dal pignone centrale.

L’aggiunta del mosto di Moscato apporta una ricchezza aromatica inconfondibile che si integra alla perfezione con una birra a bassa fermentazione. La ricetta, inoltre, è arricchita dall’aggiunta di luppolo Mosaic in formato Cryo durante il whirlpool e da circa due mesi di maturazione a freddo. Nel bicchiere si presenta dorata, limpida, e sprigiona essenze di cereali in armonia con aromi di frutta che rimandano all’albicocca e alla pesca. In aggiunta, si percepiscono delicate note floreali nelle retrovie, assieme a sentori muschiati, peculiari del vitigno. L’acidità che può presentare qualche variazione di stagione in stagione, in base alle caratteristiche del raccolto dell’uva, risulta sempre ben bilanciata.

Graziella si caratterizza per un’espressione elegante ed armonica, non facile da ottenere e sintetizzata con chiarezza nelle parole di Elia Pina, birraio di 50&50: «Graziella è una birra che mi piace fare, perché la faccio poche volte l’anno. Lo devo poi ammettere: si abbina benissimo con il bitter!». Un miscelato che non mancherò di provare, alla prima occasione.

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