
Sono passati vent’anni dalla comparsa, sul mercato italiano, della prima Italian Grape Ale. O meglio di quella tipologia di birra che, anni dopo, trovò la sua consacrazione nell’acronimo I.G.A. oppure – nella versione estesa – con la definizione Italian Grape Ale.
Riavvolgiamo il nastro: è il 2006 e in terra di Sardegna, più precisamente a Maracalagonis, un paesino in provincia di Cagliari, muove i primi passi il birrificio Barley. Il birraio Nicola Perra, con alle spalle una formazione ingegneristica e con la passione del fare birra in casa, avvia proprio nel 2006 la sua idea di birrificio, sviluppata assieme al socio Isidoro Mascia.
Tra le prime etichette in gamma, anche una birra che guarda al mondo del vino, dal nome breve, ma di ampia complessità: BB10, Imperial Stout impreziosita dall’aggiunta di una piccola percentuale di sapa, ovvero mosto cotto di uve Cannonau. La scelta del vitigno fu tutto tranne che casuale, frutto di una lunga sperimentazione che posava le sue radici nella storia vinicola di famiglia e nella ferma volontà di valorizzare le eccellenze territoriali attraverso le proprie creazioni brassicole. Da quella prima cotta di BB10 sono passati 20 anni; nel 2015 è arrivato anche il riconoscimento internazionale, a identificare questa birra come esempio dello stile Italian Grape Ale. Nel frattempo, alla prima produzione si sono aggiunte altre 19 etichette, con le due lettere BB che identificano le altre birre di stampo IGA, in totale una dozzina. Ed ecco svelato il nome dell’ultima arrivata che non poteva che chiamarsi BB20th, per festeggiare un anniversario così importante così come il traguardo raggiunto dal numero di etichette.
Protagonista nella BB20th è il Nasco, un vitigno autoctono cagliaritano a bacca bianca, di origine antichissima, un vitigno a cui Nicola Perra è particolarmente affezionato e che compare – in forme diverse – anche in altre tre birre della gamma Barley: BB Evò, BB Anniversario e Baccusardus, l’etichetta realizzata in esclusiva per l’omonimo locale sardo, unica IGA senza la doppia B iniziale.
L’etimologia del nome Nasco è incerta ma pare rimandare al termine latino muscus, identificando una delle sensazioni peculiari dei vini prodotti con questa uva, ovvero un accenno muschiato. Il vitigno Nasco è una varietà aromatica che si caratterizza, inoltre, anche per le note di frutta gialla matura, agrume candito, miele e macchia mediterranea. Storicamente veniva utilizzato per la produzione di vini dolci e passiti; nel secolo scorso, tuttavia, aveva avuto inizio un lungo declino, venendo soppiantato da altri vitigni con una resa maggiore e minori difficoltà di coltivazione fino a giungere quasi a rischio d’estinzione. Fortunatamente un progetto di recupero fu avviato nel 2010, con la partecipazione di diversi attori locali e con il coinvolgimento – in prima linea – di una delle aziende vinicole più rinomate in terra sarda, le Cantine Argiolas. Un disegno ampio e articolato, per salvaguardare anche altre cultivar presenti nell’isola che stavano scomparendo; tra le novità del rilancio, l’utilizzo del Nasco proposto anche come vino da pasto e non solo nella versione dolce. Ed è proprio Argiolas, la cantina con cui il birrificio Barley ha avviato una collaborazione proficua e di lunga durata; la cantina di Serdiana fornisce infatti gran parte dei mosti utilizzati dal birrificio, oltre al mosto fresco di Nasco, concentrato a freddo, che troviamo nella neonata BB20th.



La gradazione alcolica della BB20th si aggira sui 6 gradi, 6,3 per la precisione; messa in commercio negli ultimi mesi del 2025, è di base una blonde ale con un profilo olfattivo piuttosto ampio e suggestioni di miele millefiori, ricordi mandorlati, di cedro candito oltre a profumi di macchia mediterranea. All’assaggio, i rimandi olfattivi trovano conferma e la birra si presenta con una piacevole secchezza; non manca inoltre l’apporto amaricante dato da una luppolatura estremamente variegata, di matrice europea, americana e neozelandese. Il profilo fermentativo è il risultato dell’aggiunta e del lavoro di diversi ceppi di lievito, sia di stampo brassicolo che enologico.
Nicola Perra definisce questa birra “divertente”, in virtù dell’evoluzione che ha mostrato nei primi mesi dall’imbottigliamento; da un’iniziale nota amara definita quasi “tagliente”, la maturazione sta portando questa birra ad arrotondarsi, virando da un’iniziale freschezza aromatica, quasi balsamica, verso note più floreali e mielose. Il consiglio di Nicola però è di non attendere troppo a stappare questa etichetta, per non perdere parte dell’esplosività aromatica regalata dal vitigno.
Il mio consiglio invece è di approfondire la conoscenza di questo vitigno, affiancando agli assaggi delle birre Barley anche una bottiglia di Iselis Nasco di Argiolas. E – perché no – anche un buon piatto di culurgiones.
