Il 29 luglio scorso ho partecipato al primo open day del luppoleto Hopera, fondato da Luca Bonelli.

Il luppoleto si trova in un posto bellissimo, ai piedi dei monti nella pianura tra Busca e Dronero, tra la Valle Varaita e la Val Maira, in provincia di Cuneo.
È stata una giornata intensa e ricca di attività, in cui Luca ci ha presentato il suo progetto ambizioso, che ha riscosso grande successo.

Alla fine dell’articolo trovi il file audio dell’intervista.

Luca, quanto ti senti soddisfatto di questa giornata?

Sono molto soddisfatto. Siamo riusciti a interessare un bel numero di persone, nonostante fosse fine luglio. Il pubblico era molto eterogeneo: non solo Mastri Birrai, ma anche giovani, molti dei quali studenti, che rappresentano una parte importante di pubblico per noi.

La prima parte della giornata è stata sicuramente formativa, soprattutto per chi non conosce il luppolo e parte da zero. È sempre importante fare formazione, così da avvicinare il pubblico alla tua realtà e per dare valore e informazioni concrete a chi è appassionato o a chi sogna di diventare un giorno coltivatore di luppolo.
Nella seconda parte, invece, ci sono stati tanti interventi, tra cui quelli di Claudio Conterno, Teo Musso e Francesca di Paolo. Avere di fronte imprenditori di successo, grandi professionisti del settore e appassionati è fonte di ispirazione sia per noi che per i nostri ospiti.

Il progetto Birre di Confine, in particolare, rappresenta il turismo sano di questo settore; ciò che ci permette di far conoscere meglio la filiera e tutto quello che sta dietro il comparto brassicolo.

Luca Bonelli, fondatore del luppoleto Hopera

Il tuo progetto è molto ambizioso: in termini di produttività e di relazione con le altre aziende agricole. È tutto costruito da te. Come hai iniziato?

Quando ho finito l’università, ho capito che non volevo passare la vita dietro a una scrivania. Sono tornato alle mie origini e alle tradizioni di famiglia: mio padre è sempre stato un contadino e, quando mio nonno mi ha dato a disposizione dei terreni, ho messo insieme i pezzi. Volevo mettermi in gioco e lanciarmi in un progetto innovativo, inseguendo la mia passione per la birra. Ho deciso di provare a coltivare il luppolo, invece dell’orzo, perché fare qualcosa per primo mi ha sempre motivato.

Avete un approccio produttivo che arriva dall’influenza della Germania, vero?

Si, dai tedeschi prendiamo l’ispirazione per le tecniche produttive; loro sono i padri del luppolo, quindi è inevitabile prendere spunto dai loro metodi. Abbiamo scelto delle varietà americane di luppolo, però, che coltiviamo in Italia. Nel nostro progetto, quindi, ci sono tante contaminazioni e influenze diverse.

Hai parlato di varietà di luppolo; voi cosa avete in campo?

Abbiamo Cascade, Comet, Cashmere e Chinook. Abbiamo scelto varietà americane perché si adattano meglio al nostro terreno in termini di resistenza alle malattie, produttività e varietà di aromi. Anche l’aspetto economico è importante: queste sono varietà che possiamo vendere a un prezzo maggiore e questo sovrapprezzo, anche se lieve, rende sostenibile l’intera filiera del produttore. Per sceglierle ho fatto tanta ricerca e ho imparato a capire quello che mi piaceva. Ovviamente, indovinare una varietà da zero non è facile.

Queste varietà americane funzionano bene sul vostro terreno, quindi?

Si, gli americani hanno una marcia in più rispetto ai tedeschi in termini di tempistiche di raccolta. Un luppolo americano, infatti, si sviluppa più velocemente e ti permette di avere una sostenibilità per l’azienda fin da subito. Sono più all’avanguardia.

Una delle vostre ambizioni è fare rete con gli agricoltori per poter aumentare i campi coltivati a luppolo. Adesso quanti ettari avete?

Ad oggi, abbiamo quattro ettari produttivi e due in fase di sviluppo. Circa 14.000 piante, suddivise in quattro varietà.

Il rapporto con il Consorzio Piemonte è importante?

Si, anche se per adesso non ci sono stati molti agricoltori locali interessati. Ma siamo solo all’inizio. Il nostro progetto è ambizioso: arrivare a cinquanta ettari in dieci anni. Per raggiungere questo obiettivo è molto importante il ruolo del consorzio, che potrebbe sponsorizzarci sia all’estero sia con i birrifici locali, che se cominciassero a utilizzare il nostro luppolo per la produzione delle loro birre renderebbero sostenibile il nostro processo di coltivazione e produzione.

Tramonto su un campo nei pressi del Luppoleto Hopera.

Grazie Luca! Anche Birre di Confine, il mio nuovo progetto di promozione turistica del comparto brassicolo e della filiera, sponsorizza il luppoleto Hopera e si impegna a dargli una bella vetrina per attirare consumatori, ma anche imprenditori che hanno interesse ad approfondire la conoscenza di questo luppoleto piemontese.

Ancora congratulazioni per il tuo primo Open Day e in bocca al lupo per questo grande progetto.
A presto!

Ascolta l’intervista a Luca Bonelli di Luppoleto Hopera e segui My Personal Beer Corner su Soundcloud.

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