A fine febbraio 2021, prima dell’ennesimo lockdown, sono andato a trovare l’amico Marco Maunero, co-fondatore della beer firm Stabräu, nata nel 2015.
Marco e il socio Fabrizio Rochas hanno aperto il loro primo locale a Bra a gennaio 2020, proprio prima che scoppiasse la pandemia. Questo progetto è molto interessante, perché ha l’obiettivo di promuovere la birra artigianale nazionale e internazionale, oltre che naturalmente alle birre di propria produzione Stabräu.

“Cerchiamo di essere un punto di ritrovo per gli amanti della birra, ma anche per chi desidera avvicinarsi a questo mondo. La voglia è quella di condividere e di far crescere la conoscenza della birra artigianale, partendo dalle nostre origini nel braidese”, così dice Marco Maunero.

Alla fine dell’articolo trovi il file audio dell’intervista. Se non hai tempo di ascoltarlo, ti riassumo qui quello che ci siamo detti.

Andiamo dritti al punto, da quanti anni bevi?

Da più di vent’anni! – risponde Marco, ridendo.
Fino ai diciotto ho avuto un approccio molto leggero alla birra. Mi piaceva e la bevevo in occasioni di svago con gli amici, ma niente di più. La mia famiglia è da sempre appassionata di vino, per cui fino a una certa età ho bevuto (assaggiato, anzi) solo quello. Crescendo, ho maturato il desiderio di una bevanda più godibile, qualcosa da poter bere in grandi quantità, ma senza accusare troppo l’alcol. Da qui, la mia passione per la birra è cresciuta esponenzialmente e ho iniziato a ricercare prodotti di qualità.

Quando cambia davvero il rapporto con la birra?

Direi nel ’97, quando ho cominciato a lavorare per Slow Food, come volontario. Grazie a loro ho partecipato al mio primo Cheese, dove ho assaggiato birre nuove, tutte italiane.

Nelle edizioni successive di Cheese, ho conosciuto tutti i grandi del mondo della birra artigianale italiana, ho imparato molto ed è cresciuta la mia passione per la bevanda, per i birrai e per la produzione.

Per quanto riguarda le birre estere, invece, ho coltivato questa passione viaggiando e visitando i luoghi in cui la birra è ben prodotta, come Germania, Scozia, Galles e Irlanda. Durante i viaggi ho anche affinato i miei gusti e capito quello che preferivo: lo stile Kölsch, originario di Colonia.

Quando nasce la voglia di produrre la birra?

Intorno al 2001 mi fu regalato un kit per cuocere la birra in casa. Da lì nasce il desiderio di cimentarmi nell’attività di homebrewing. Sono stato fortunato: il mio amico e socio Fabrizio aveva un grande garage, dove abbiamo prodotto le prime cotte nel 2002. Poi, nel 2015 abbiamo aperto l’attività.

Marco Maunero, co fondatore della beer firm Stabräu a Bra.
Il publican Marco Maunero nel suo locale Stabrau a Bra (CN)

Perché avete scelto di orientarvi verso la beer firm e non sull’apertura di un birrificio?

Siamo partiti con la beer firm perché la nostra intenzione era quella di gestire l’attività come un secondo lavoro. Si trattava di un progetto flessibile, con un carico di lavoro non troppo impegnativo. Abbiamo deciso di appoggiarci a due birrifici per la produzione delle nostre birre: il birrificio Sagrin (ndr. che ho intervistato a proposito di Italian Grape Ale) e il birrificio Kauss. Le birre di Stabräu sono progettate da me e perfezionate nel corso degli anni.

Perché avete scelto di produrre in posti differenti?

Per non essere troppo legati a un solo birrificio e perché puntavamo a lavorare con birrifici di fiducia, che sapevamo avrebbero trattato al meglio le nostro ricette. 

Adesso avete aperto un locale, un grande passo in avanti dopo l’apertura della beer firm nel 2015.

Siamo partiti che eravamo tre soci, poi uno di noi ha lasciato il progetto e siamo rimasti solamente io e Fabrizio. Si trattava sempre di un’attività secondaria, una passione che coltivavamo senza troppe aspettative. Dopo cinque anni, invece, abbiamo deciso di scommettere su questo progetto, di provarci per davvero. Le opzioni erano aprire un locale o un microbirrificio. Alla fine, nel 2020, abbiamo optato per l’apertura di un locale, perché è una dimensione che si sposa meglio con la nostra visione.

Il locale è bellissimo, proprio nel centro di Bra (CN), in via Cavour 10. Quali sono gli obiettivi?

È un locale pensato per avvicinare la birra a un pubblico più vasto. Vogliamo portare tante novità con birrifici ospiti, sia alla spina sia in bottiglia e lattina. Avevamo in programma molti eventi con degustazione e serate a tema, ma abbiamo dovuto rimandare.
A luglio 2020, però, l’attività era partita alla grande. Abbiamo lavorato tantissimo e con entusiasmo fino a settembre. Da lì in poi stiamo lavorando a singhiozzo. Speriamo di poter riaprire il prima possibile, perché la voglia di lavorare e riprendere è tantissima.

L’offerta del locale è molto vasta: faccio una rotazione di birre nazionali e internazionali, non abbiamo solo quelle di nostra produzione. Cerchiamo di essere un punto di ritrovo per gli amanti della birra, ma anche per chi vuole avvicinarsi a questo mondo. La voglia è quella di condividere e di far crescere la conoscenza della birra artigianale, partendo dalle nostre origini nel braidese.

Anche la qualità del cibo è alta?

La cucina è molto ricercata. Non vediamo l’ora di sperimentare!
Abbiamo tantissimi spunti per nuove ricette dei piatti tradizionali dei pub inglesi, americani e tedeschi, che vogliamo reinterpretare. Tutte idee che ho collezionato durante i miei viaggi. Per adesso abbiamo i piatti più classici, come il fish and chips, ottimo con la nostra Teta, gli hamburger e le bombette pugliesi degli amici di Alberobello, che ci spediscono una volta al mese.

Il vostro percorso come beer firm Stabräu è anche frutto della tua esperienza in giro per il mondo e in Europa?

Direi di sì. Dopo aver metabolizzato tutte le conoscenze e le esperienze vissute, siamo riusciti a far confluire tutto nella nostra beer firm Stabrau. Dopo anni di sperimentazioni, abbiamo ottenuto i prodotti che desideravamo proporre al nostro pubblico.

Stabräu, un logo simpatico e un nome molto ben pensato. Raccontami di più.

Quando dovevamo decidere il nome, ciascuno di noi ne ha proposti due o tre. Poi abbiamo portato i più promettenti al nostro grafico. Quando gli abbiamo proposto “Stabräu”, modo di dire piemontese che significa “stai bravo”, il grafico era entusiasta. Ha progettato il logo, questa grossa mano con l’indice alzato, simbolo della nonna che sgrida e ammonisce il bimbo.

In questo nome c’è tutto quello che ci serviva: la parola “Bra”, essenziale perché noi siamo braidesi, e il modo di dire piemontese, molto evocativo e divertente. Inoltre, la parola “bräu”, scritta con la dieresi, significa “birrificio” in tedesco.

Raccontami qualcosa sulle vostre birre.

La prima birra che abbiamo prodotto è la bionda, la “Pi Greco”. È abbastanza simile alle Kölsch di Colonia, anche se c’è un’aggiunta in più di luppolo, perché a noi piace molto amara.

La “Beta”, invece, è la nostra seconda birra, creata per il Cheese del 2015, anno in cui Bra ha cominciato a conoscerci. Per produrla ci siamo appoggiati al birrificio Sagrin.

La terza birra, la “Epsilon”, è la più particolare, perché nata solo su carta: non ho avuto il tempo di provarla a casa, così ho portato la ricetta direttamente a Luigi Cagioni, detto “Cagio”, del birrificio Kauss. È uscita esattamente come me la immaginavo. Nelle successive cotte abbiamo perfezionato la ricetta. La Epsilon ha vinto due premi: Birra dell’Anno 2017 e 2018, arrivando al secondo posto.

L’ultima nata è la “Teta”, una Session IPA con luppoli australiani e buccia di bergamotto a fine bollitura, che intensifica il profumo del luppolo.

Come avete scelto i nomi delle birre?

Le abbiamo chiamate tutte con le lettere greche perché la prima cotta era programmata per il 14 marzo 2015. Andando su internet, abbiamo scoperto che questa data, se letta nell’ordine 3-14-15, formava i primi numeri del Pi Greco. Poi sono arrivate la Beta, La Epsilon e la Teta.

Grazie a Marco Maunero per questa chiacchierata molto interessante.
A prestissimo e in bocca al lupo per il vostro locale a Bra (CN), in via Cavour 10. Vi auguro di proseguire a gonfie vele e di avere tanta fortuna. Ve lo meritate: la qualità non manca di certo, così come professionalità, entusiasmo e tanto amore per questo settore.

Ascolta il file audio dell’intervista a Marco Maunero e segui My Personal Beer Corner su Soundcloud.

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